And the winner is…

Neil Bezdek. Ovvero colui che “doveva vincere”, il favorito dai pronotistci, l’americano da battere, l’uomo nelle cui gambe Cinelli ha deciso di far debuttare il nuovo Laser, il PRO, quello odiato da tanti. Senza motivo, che poi Neil è un ragazzo tranquillo, tipico americano da poche parole, tanti entusiasmi e presumibilmente una vita di sudore e fatica sempre in sella: uno di noi insomma, solo più veloce di tanti. Che non è certo una colpa anzi, così come non lo è il suo stile che che è poi lo stile di tutti gli altri Yankee presenti alla Red Hook: giovani, brillanti, allenati, tutti con le loro gambotte tornite da far paura a noi locals e lo “skill” di chi in sella a scatto fisso ci vive davvero e non ne fa solo uno sport. Ma che quest’anno la Red Hook Milano non sarebbe più stata il “giochino” dei fissati lo si sapeva già, seppure alla fine di veri specialisti di categoria – chiamiamoli fixed gear street rider – in realtà non è che ce ne fossero così tanti. Perlomeno se parliamo di detentori del sapere a scatto fisso, gente come Chas di Mash, come il “nostro” Ortu e qualche altro, che però non ha popolato il gruppo dei più forti. Perchè se c’è una considerazione da fare, è che la davanti si è vista gente italiana che il fisso lo porta da paura, ma che per molti, se non tutti, è in realtà un di più di una buona carriera ciclistica nel quale trovare nuovi stimoli e divertimento. E si badi bene che è una considerazione e non una critica questa, ma anzi perchè è proprio un gran bel di più in fondo quello che stiamo vivendo: segno che c’è modo (ed i mezzi) di continuare a fare le cose bene, e di innovare e rinnovare il ciclismo anche qui da noi.

DDR fixed – 1987

…nel 1987, avevo 10 anni, la situazione del muro di berlino non mi era molto chiara..anzi non ne sapevo ( quasi ) nulla…meno che meno avrei potuto immaginare che il FES ( Institut für Forschung und Entwicklung von Sportgeräten ), una specie di istituzione per lo sviluppo di prodotti sportivi, stava progettando e realizzando una futuristica fissa in monoscocca di carbonio della quale mi sarei interessato 20 anni piu’ tardi. questa bici viene da li, dalla DDR, da dentro la cortina. me la immagino figlia di qualche sterile laboratorio antiatomico sotterraneo dove gente col camice bianco fece strani esperimenti. L’amico Michael, che ringrazio, mi ha inviato queste foto, potete vederle tutte dopo il salto.